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| Il gran dilemma dell'editoria a pagamento |
Sono stanco. Stufo. E arcistufo. Sento continuamente parlare (male), con critiche, accuse, attacchi di ogni tipo, dell'editoria a pagamento. Sento dire di tutto contro editori senza scrupoli che (così dicono parecchi geni al momento - purtroppo per l'umanità - incompresi e sconosciuti) intascano soldi e scappano senza farsi più vedere (un po' pochini, allora, quelli che chiedono, stando alle cifre descritte, per passare il resto della vita ai Caraibi, da latitanti, peraltro). Sento denunce e peana contro certe "vampiristiche" pretese. Sento dire che è una vergogna chiedere un contributo per pubblicare un libro. Che l'arte non ha prezzo. Che la creatività non si paga. Che non si dovrebbe mai chiedere per alcun motivo il vil denaro per "il capolavoro" in questione. Che è un mondo schifoso e spietato, che la grandezza non è riconosciuta né apprezzata e vincono sempre i "soliti" (non ho mai saputo chi siano, ma sono "quelli", insomma. I "soliti". E' chiaro, no?).
A parte il demagogico leit-motiv che racconta di parecchi grandi autori che hanno iniziato pagando l'edizione, è giusto o no chiedere denaro per pubblicare un libro? Giusto o no volere del denaro per un'opera di ingegno? La risposta potrebbe essere: "no, non dovrebbe essere giusto", ma questa è una risposta che mi aspetto da un bambino di 5 anni, immaturo, ancora immerso nei suoi ideali e nei sogni, quello che, probabilmente, immagina di diventare, un giorno, un pirata. O un astronauta.
Nella realtà, ci si rende conto dell'enorme sfida che hanno di fronte le case editrici (tutte, piccole o grandi che siano) quando devono pubblicare un libro qualunque? Ci si rende conto delle spese che devono affrontare?
La correzione. L'editing. L'impaginazione. La stampa. Il numero (obbligatorio) di ISBN. La distribuzione.
Non sono cose gratis. Tutto costa. Tutti vogliono - o devono - portare a casa la loro parte. Tutti hanno le loro spese. E quali certezze ci sono? Nessuna. Come andrà quel libro? Sarà il caso editoriale del millennio stile la saga di Harry Potter (caso unico e, credo, irripetibile) o sarà il classico libro italiano che vende, se va bene, un centinaio di copie (un migliaio sarebbero già un successo) e nemmeno fa incassare quanto fa spendere?
Nessuno lo sa.
Nessuno lo può dire.
Nessuno può sapere come andrà un libro.
E la storia ci insegna che i casi sono mille e di più: libri finiti (ingiustamente) nel dimenticatoio e scoperti dopo decenni, libri andati (indegnamente) benissimo in qualche settimana e poi scomparsi, buone opere, libri molto validi, schifezze, porcherie, pubblicate magari da grandi editori, capolavori pubblicati da piccoli, grandi scrittori che non vendono nulla, poi tornano a farlo, emergenti che fanno "il botto" e poi spariscono oppure si confermano e consolidano. La casistica è immensa, varia, ingovernabile, può accadere tutto e il contrario di tutto. Non è possibile sapere cosa accadrà.
Ed è alla luce di questa totale e immensa incertezza che l'editore piccolo chiede (spesso, non sempre) un contributo (quello grande nemmeno legge, ormai - e secondo me giustamente: riceve da dieci a venti dattiloscritti al giorno!).
Il piccolo editore non fa altro che coprirsi. Si protegge. Condivide il rischio.
Certo, è importante, ovviamente, che poi li libro sia pubblicato e distribuito. Il dopo .. si vedrà. I piccoli editori, quelli che in genere chiedono un contributo, non vedono l'ora di trovare quel libro che diventi "best-seller" e faccia fare loro un balzo di qualità (nome, fama, prestigio etc.) che sognano, talvolta, per una vita. Ritenerli tutti degli imbroglioni perché chiedono denaro (chiedono, dunque, di condividere il rischio) testimonia l'arroganza (e l'idiozia) dei tanti geni in circolazione ancora ignoti.
Quello che mi piacerebbe vedere, invece, sarebbe un po' di umiltà e autocritica da parte degli (aspiranti) autori: chi dice che quello che hai scritto sia un capolavoro? Perché quello che hai realizzato dovrebbe essere un'opera immortale? Hai provato a farlo leggere? Hai scelto una serie di amici, parenti etc che ti abbiano dato un giudizio? Hai inviato lo scritto per un'editing professionale? Hai fatto valutare (a pagamento, magari)? Se è un problema di soldi, risparmia e aspetta di averli: se ci credi veramente e pensi che il tuo scritto sia valido, ne vale la pena.
Altrimenti lascia perdere.
Per me, il problema è che tanti, troppi si credono grandi scrittori, grandi geni, novelli Hemingway incompresi, che non riescono a pubblicare il loro capolavoro solo perché i grandi editori non rispondono e quelli piccoli vogliono soldi.
Non perché, in realtà, quello che hanno scritto fa schifo.
Pochi, forse nessuno, è propenso a soffrire.
Pochi, forse nessuno, è cosciente di se stesso.
Umile.
Ma ai "geni incompresi" che popolano questo Paese (e questo Mondo), faccio la più banale delle domande: dove sta scritto che se pubblicassi gratuitamente con una grande casa editrice il tuo libro sarebbe un successo?