Istruzione
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| Scuola e Università |
Nato a Perugia il 12 marzo 1967, trasferito a Monza ad un anno, mi sono diplomato al liceo classico "B. Zucchi" di Monza in tempi regolari (cinque anni). Ce ne ho messi invece ben dodici a fare l'Università a causa di:
A - Quindici mesi di servizio militare, cinque come allievo ufficiale alla scuola di fanteria di Cesano di Roma e dieci come sottotenente al 5 reggimento "Col della berretta" di stanza a Messina (qualche anno dopo sono stato promosso tenente, ma ciò non ha comportato nulla di che). In quei mesi in Sicilia ho addestrato le reclute di 3 compagnie, sparato con i cannoni anticarro e fatto tre campi, uno dei quali in Aspromonte con tutto il reggimento;
B - Otto anni di intenso lavoro come giornalista.
Alla fine, nel 1998, sono riuscito a laurearmi in Lettere Moderne con una tesi dal titolo (emblematico): "Geografia della criminalità a Milano" (voto: 100/110).
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| Carta stampata |
Il lavoro come giornalista: quotidiani
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| La bella stagione di Telelombardia |
Il lavoro come giornalista: televisioni
Mentre concludevo l'esperienza nei quotidiani (in quegli anni, come tutti i collaboratori, ne ho combinate comunque di tutte un po', facendo piccoli e brevi lavori un po' qui e un po' là), sono capitato a lavorare negli uffici stampa (pubblici e privati). Nel mentre, mutavo le mie posizioni ideologiche.
Nel 2000 approdo a Telelombardia, con il mitico direttore Daniele Vimercati. E' stata l'esperienza professionalmente più soddisfacente della mia vita: seguivo la politica per il tg e mi sono divertito a appassionato. Con Vimercati si entrava nel vivo dell'agone storico-politico, ci si gettava a capofitto negli avvenimenti d'attualità e si lavorava come in un tg nazionale (spesso abbiamo fatto meglio di Rai e Mediaset). E' stato faticoso, impegnativo ma tanto, tanto gratificante. Le successive esperienze a 7Gold e Antenna3 non sono state altrettanto soddisfacenti, data anche la scomparsa prematura del povero Vimercati.
Nel frattempo, si ultimava la mia conversione politica.
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| Nella politica |
Nel 2003 sono diventato l'addetto stampa del gruppo di Alleanza Nazionale in Regione Lombardia. E' stata la prima volta in assoluto in cui sono venuto a contatto con il mondo della politica, che ho sempre seguito come giornalista. E' stato particolare vedere le cose "dal di dentro", vivere appieno ciò che si cela dentro un partito e stare a stretto contatto con uomini politici. Ed è da allora che, forse, sono diventato uno dei pochissimi in Italia a non averla tanto con la cosiddetta "casta", in quanto è vero che molte cose e molti rappresentanti sono alquanto discutibili, se non vergognosi, ma è anche vero che si viene a contatto con molta voglia di fare, molta passione, molto impegno. E, soprattutto, con folle di italiani sempre pronti a bussare alla porta della politica, salvo sputarle addosso non appena le circostanze cambiano o, peggio, hanno ottenuto quanto volevano.
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| Formare, cambiare le persone |
Dal gruppo regionale, per vari motivi, sono passato a gestire la comunicazione dell'allora Iref (oggi Eupolis), l'ente della Regione Lombardia che organizza la formazione per i dipendenti pubblici. Un'esperienza unica ed estremamente interessante in quanto mi ha permesso di approfondire tante cose dell'essere umano, i suoi comportamenti, le sue azioni e le sue reazioni, i suoi modi di pensare e di agire. La formazione, infatti, come "lavoro" sugli individui e le loro capacità, non si limita ad insegnare qualcosa a qualcuno, ma cerca di cambiare il suo modo di essere e come concepisce quello che fa, in modo che possa essere più efficace ed efficiente. Insomma, insegna tantissimo sulle dinamiche profonde dell'animo umano; non a caso, la vera formazione è quella che, una volta concluso il corso (di un giorno solo o più) lascia le persone diverse, nel loro approccio, rispetto a come erano prima. E' vero che io facevo la comunicazione dell'Istituto, ma è anche vero che seguivo molto da vicino i corsi.
| Le sudate carte ... |
Un giorno di alcuni anni fa, finalmente, dopo averci pensato per tanti (forse troppi) anni, mi sono deciso a mettermi alla scrivania e iniziare a scrivere. Inventare storie. E dare sfogo alla mia creatività. Qualcosa che, mi sono reso conto, mi ha sempre contraddistinto, ma che non ho mai fatto. Alcune circostanze della mia vita, alcuni cambiamenti, anche profondi, avvenuti fra il 2007 e il 2008, mi hanno spinto a cominciare.
Ho buttato giù alcuni racconti. Otto in tutto. Ma ne sono rimasto deluso. Pensavo di poterne fare di più. Di poter far meglio. Li ho messi da parte per un'estate. Poi, dopo aver visto sulla rivista letteraria "Inchiostro" (www.rivistainchiostro.it) - presa su al salone del Libro di Torino del 2009 - che, tra gli altri servizi (a pagamento), offrivano quello di editing (revisione e correzione di testi), ho deciso di inviarli, per una verifica. Mi sono detto: "Io pago, dunque mi devono dire qualcosa per forza. Vediamo. Se fanno veramente schifo, me lo diranno e, così, lascerò perdere". La risposta è arrivata qualche mese dopo. Ed è stata - direi - molto positiva. Anzi: oltre a farmene un elogio, me ne hanno pubblicati un paio. Hanno, così, visto la luce "Ultimo round" e "Il sicario". Accolti, va detto, con un buon entusiasmo, oltre che da amici e parenti, anche dai lettori della rivista.
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| Un inizio o ... che cosa? |
Il passo al primo romanzo è stato breve. E anche necessario. E' la storia che volevo - e forse dovevo - scrivere da anni, è quella che mi è stata in mente fin dai primi passi come giornalista, fin da quando è apparso, su un piccolo settimanale di Monza (città nella quale abitavo, oggi abito da molto tempo a Milano), il mio primo articolo che, se non ricordo male, parlava di una commedia messa in scena in un piccolo teatro da alcuni ragazzi.
Ho iniziato a buttare giù le prime pagine mi pare nel 2007, poi mi sono interrotto, poi ho ripreso nel 2008 e proseguito, tra una sosta e l'altra, nel 2009, nei primi due mesi del 2010 ho finito, poi ho rivisto e corretto per altri due mesi, sottoponendo a lettura a diversi amici-cavie, finché sono partito per il Salone del libro di Torino armato di un'anteprima di circa trenta pagine da proporre a tutte le case editrici possibili, con la maggior parte delle quali avevo preso appuntamento in precedenza.
E' così arrivata la proposta, il contratto, la correzione delle bozze e la stampa. E al salone del libro sempre di Torino del 2011, la presentazione (non solo mia, di tutti i libri pubblicati da quell'editore nell'anno, va detto).
Ecco come è nato "L'ombra dell'odio".






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